Non sempre il politico è ladro e l’animalista è disinteressato
L’eccezione conferma la regola, dice un antico adagio, a cui volendo possono far riferimento i tanti pessimisti di turno. Me compreso. Eppero oggi voglio dedicarmi a smentire segnalando almeno un paio di casi che stonano con quelle che vengono definite generalizzazioni induttive basate su categorie e ruolo della somiglianza. L’eccezione che conferma la regola, appunto.
Partiamo dal tweet di Francesco Bruzzone, leghista, presidente del consiglio regionale, fresco di rinvio a giudizio per le spese pazze in Regione. Tranquilli, l’eccezione non può essere lui, è un politico in linea con l’allegra gestione che ha contraddistinto le ultime legislature in via Fieschi. Come se non bastasse e’ un cacciatore orgoglioso, tanto che ha già assicurato la partecipazione alla giornata dell’orgoglio venatorio che si terrà l’ultima settimana di maggio in Val Brembana, patria delle industrie armiere italiane. Nulla da dire, tutto in linea con il personaggio. Senonche’ a giorni di distanza da quell’ultimo lapidario cinguettio “ci sarò”, ne compare un altro con tanto di post allegato. Un articolo che risale a tre anni fa, sul coinvolgimento di due animalisti genovesi doc in uno scandalo che sconquasso’ il mondo ambientalista. Piero Villa, esponente dei Verdi , ex assessore al traffico della giunta di Adriano Sansa, l’inventore delle corsie gialle per i bus, riciclatosi, dopo un’esperienza in Regione, come tesoriere dell’Enpa e la sua compagna di vita e presidente della stessa associazione animalista Rosanna Zanardi, vennero accusati di essersi impossessati di un milione di euro dell’associazione, proventi del 5 per mille. Somma spesa per cene, viaggi, articoli di abbigliamento e di arredamento per la casa, visite odontoiatriche, persino un rete di investimenti in misteriose società immobiliari nel mar rosso. Fondazioni di cui Villa avrebbe avuto quote e partecipazioni. Il tutto portato avanti negli anni con prelievi regolari di 7500 euro al mese di cui Villa con la minuziosità dell’ex dipendente dell’intendenzandi Finanza prendeva nota in una agenda trovata dagli uomini delle Fiamme Gialle in un ufficio periferico dell’associazione. Tutto a immagine e somiglianza dei comportamenti, purtroppo generalizzati, della nostra classe politica. Dalla Liguria alla Lombardia. Un articolo, nemmeno l’ultimo della serie fra quelli riportati anche da riviste lette dai cacciatori come Armi e Tiro o sentieri di caccia allo scopo di alimentare il dibattito, probabilmente inserito nella sua pagina Twitter da Bruzzone allo scopo di scrollarsi di dosso le attenzioni degli animalisti. Animalisti veri come il consigliere pentestellato Marco De Ferrari e non a scopo di lucro. De Ferrari cinguetta “il lupo e’ tornato in Liguria ma non per soddisfare la voglia di caccia della Lega”. Altra generalizzazione. Ma i leghisti sono tutti orgogliosi cacciatori come Bruzzone? Che poi ostenta altrettanta voracità per le prebende riservate ai politici.
Altra eccezione, stavolta sul fronte delle spese pazze. L’unico consigliere regionale della rete a sinistra Gianni Pastorino che, con accurata dovizia stalinista, certifica come il suo partito abbia restituito ai cittadini liguri il 95 per cento dei fondi assegnati a bilancio nei primi sei mesi. Un bilancio dettagliato. Dei 3835 euro assegnati al consigliere per attività istituzionali ne sono stati spesi solo 201, ripartiti in 108 euro per spese editoriali, 52, 50 per la cancelleria e 40 euro per commissioni bancarie. Non basta, parlando del processo virtuoso Pastorino include anche un risparmio di 6000 euro al capitolo spese per il personale. Il 16 per cento della somma totale assegnata al gruppo. “Nel nostro ufficio lavorano tre contratti tipici che corrispondono a poco più di due posizioni full time. Ovviamente abbiamo versato tutti gli oneri fiscali e previdenziali. Non si può certamente parlare di spese pazze”. Per analogia non si può fare a meno di pensare all’ultima polemica che ha percorso l’aula regionale legata all’assunzione del cognato, con contratto di collaborazione, da parte dell’assessore leghista Edoardo Rixi, anche lui fra i rinviati a giudizio per le spese pazze. È’ appena il caso di segnalare che alle pronte dimissioni di Andrea Carratu, il cognato di Rixi, ha fatto seguito l’invito del presidente delle Giunta Giovanni Toti a ripensarci. Come se le ragioni di opportunità non contassero nulla.
Per concludere una sorta di morale. Non tutto è sempre come appare, ma, per contro, troppo poco è sempre come non appare.
Il Max Turbatore


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